the__fuzz: “Vivevo una vita che odiavo, immerso in realtà diametralmente opposte alla mia natura e personalità”

Un grido cupo: così è la nuova fatica di the___fuzz, il suo primo album interamente autoprodotto.

Su dieci tracce di cui l’album si compone, almeno otto sono autobiografiche: è un’ emotività, la sua, che vibra lenta e cupa. Quello che si snoda, traccia dopo traccia, è un racconto personale a tratti quasi una confessione dimessa: l’emozione che sembra prevalere è quella tutta comune e umana della disillusione rabbiosa che segue, o può seguire, alla fine di una storia d’amore o di amicizia.

the___fuzz, pseudonimo di Federico Di Lorenzo, è un cantautore dell’attuale panorama underground romano. Le influenze grunge, post-grunge, desert rock, stoner e della scena californiana di Palm Desert, racchiuse in un crudo recinto folk-blues, caratterizzano il suo primo album solista “Nighthorse”, uscito il 25 Novembre.
Dapprima bassista, chitarrista e armonicista blues in varie band nei primi anni di attività, ha deciso di abbandonare i progetti collettivi per focalizzarsi sulla carriera solista.
Note vocali calde e basse vengono alternate a graffianti esplosioni di voce, caratterizzando un’interpretazione molto personale.”Nighthorse” è stato completamente scritto e autoprodotto dal solo the___fuzz, senza l’intervento di altri elementi, nel proprio home studio.

the___fuzz, benvenuto su Rifugio Musicale! Cominciamo questa intervista con un tuo ricordo. Racconta ai lettori un aneddoto particolarmente significativo legato alla tua carriera musicale.

Buonasera e grazie per il Vostro interesse.
Ciò che più mi colpisce ed entusiasma è sempre la creazione spontanea di un nuovo brano, come fosse uno stimolo psicofisico, necessario in un preciso momento, un’evacuazione dell’emotivo che segue un’indigestione latente e soffocante. Ci si sente meglio dopo, molto. Poi si tira lo sciacquone e si ritorna a cibarsi di esperienze, fino a che non si arriva a saturazione e si ripresenta la nuova impellenza.
Una di queste situazioni si è presentata, in maniera inaspettata, al termine di questa estate, dopo una serata esaltante e sfrenata, in cui credo di non aver mai smesso di ridere. Al ritorno a casa, a tarda notte, in maniera spiazzante, scrivo uno dei miei testi più cupi e rassegnati, “Wagoneers”, che sarà presente nel successivo album, già in fase avanzata di scrittura.

Quali fatti o circostanze ti hanno fatto avvicinare al mondo della musica? Quando hai sentito accendersi questo desiderio?

La musica è stata fonte di svago, evasione, immersione e rifugio già dalla mia preadolescenza. Ho cominciato a suonare, però, a 18 anni, come bassista, per poi sentire di voler scoprire nuove realtà, spostandomi ed assaggiando altre corde, sempre attraverso il filo conduttore del blues, del grunge e dell’alternative rock. Il progetto solista, il cantautorato e il canto sono arrivati molto più tardi, in età matura. Una creatura che avevo in incubatrice da sempre ma a cui sono riuscito a dare la luce solo dopo lungo tempo.

Quali sono gli artisti che ti hanno ispirato e che hanno avuto un ruolo importante nella tua formazione musicale?

Le prima band che hanno segnato il confine tra musica indotta e musica ricercata, sono stati contemporaneamente Pearl Jam e Queens of the Stone Age.
Con una sonora sberla, mi hanno puntato in una specifica direzione, dove ho potuto poi saggiare e scoprire un mondo per me davvero esaltante. A livello di connessione, però, chi più mi ha colpito e successivamente caratterizzato è stato Mark Lanegan.
Tom Waits è stata un’altra influenza molto importante, anche i gruppi desert rock e stoner della scena di Palm Desert, così come l’universo di Seattle, sono stati molto importanti per la mia formazione.
Sento molta connessione anche con Alain Johannes, chitarrista e cantante emozionante e geniale producer di molti album per me importanti.

Il 25 novembre è uscito il tuo primo album “Nighthorse”: un grido cupo, interamente autoprodotto. Quando hai sentito l’esigenza di scrivere e dare vita a questo progetto? Cosa rappresenta per te?

“Nighthorse” è stato un parto spontaneo, si è aggirato come uno spettro per molti anni, fino a manifestarsi in maniera concreta e spregiudicata nell’ultimo arco della mia vita. L’album porta il nome della traccia centrale, il primo brano che ho scritto, un’urgenza emotiva che si è tirata appresso scheletri, alberi secchi, sabbia, polvere, spine e fango, che intasavano vene, stomaco e polmoni, da anni. Anni.
È stato un turning point, vivevo una vita che odiavo, immerso in realtà diametralmente opposte alla mia natura e personalità. “Nighthorse” è stato lo spirito guida che ha frantumato le recinzioni della cattività e mi ha indicato l’orizzonte: infinito, illimitato, eterno.
È un album in gran parte autobiografico, di un capitolo della mia vita che va dal 2017 al 2020.

All’interno dell’album, c’è un pezzo a cui sei particolarmente legato? Perché?

A livello affettivo, “Nighthorse” è stata molto importante per i motivi precedentemente descritti.
A livello emotivo, invece, sono particolarmente legato ai brani che ho scritto in maniera più impulsiva, in 2-3 ore di completa immersione, frutto di esperienze particolarmente significative: “Subaru Times” è un addio ad un caro amico del passato, “The Assumption” è lo specchio in frantumi di una relazione fallita, “Daisy Blossoms” è la lontananza dapprima fisica, successivamente emotiva, da una persona molto importante di un capitolo della mia vita ormai concluso.

Quali rituali di scrittura utilizzi durante la stesura di un pezzo? C’è un momento particolare della giornata nel quale preferisci scrivere?

La notte è sicuramente il momento in cui più è possibile ascoltare se stessi, le voci del proprio subconscio, il ronzio di frequenze spesso attenuate dai rumori diurni, che divengono evidenti e penetranti nel silenzio e nell’oscurità.
Nella creazione dei brani io parto sempre dal testo. Da una serie di emozioni e dall’idea che condividono, scrivo, e nello scrivere, il mood e le emozioni si manifestano anche a livello sonoro, come se tutto fosse concatenato e, nel tirar fuori dalle viscere le parole, venissero automaticamente giù anche linee vocali, suoni, strumenti e strutture.

Concerti imminenti ne hai? Quando possiamo venire a sentirti live?

Al momento mi sto esibendo, accompagnato dal chitarrista Diego Ferrini, come duo acustico folk-blues.
I brani del mio album sono riarrangiati in questa chiave unplugged e sarò, sul palco del Container San Lorenzo il 16 e del Wishlist l’8 Gennaio.
Contemporaneamente sto preparando le esibizioni con la mia band di 4 elementi, più fedele alla versione studio del mio album. Mi aspetto di esser pronti a fine Gennaio.

the___fuzz, la nostra intervista termina qui, ma ti lasciamo ancora qualche riga per chiudere come preferisci. Ti ringraziamo per il tempo speso con noi e a presto!

Ricordo che il mio album “Nighthorse” è presente in tutti i Digital store e le piattaforme streaming.
Vinili e CD saranno successivamente disponibili nei vari store entro la fine dell’inverno.
Vi ringrazio nuovamente per il Vostro interesse. È stato un piacere, a presto.

https://open.spotify.com/album/5t3DFTGaDs2rUJPVhjHVBe?si=jFRST8g5SM6Q9UZkvoYpDQ