Scicchi: “Ho sempre trovato una via di scampo grazie alla musica”

Diciott’anni passati a prendere a calci il destino tra le strade di una periferia troppo brusca per non lasciare il segno, mentre nelle cuffiette risuonava sempre quella stessa canzone; voci nella testa che si fanno hit, mentre l’anagrafe nasconde lo slancio di un cuore e di una penna che sembra avere il doppio dei suoi anni: Scicchi è il nuovo diamante grezzo di La Clinica Dischi, fedele alle proprie radici e pronto a stendere i rami verso il cielo immenso della nuova discografia nazionale.

SCICCHI, classe 2002, è come lo chiamano tutti quanti fin da piccolo, è essere se stessi senza la paura di pregiudizi insignificanti, il fregarsene di tutto e di tutti, è la somma dei cuori spezzati, delle sigarette e delle paranoie fatte a notte fonda urlate sopra un foglio, è la voglia di cambiare le cose e fare una rivoluzione, che sia nella sua testa o in piazza. Scrive e suona la chitarra fin da ragazzino viaggiando per diversi generi e diverse band, per poi trovare la sua vera strada nel 2021 insieme a La Clinica Dischi.

Scicchi, benvenuto sulle nostre pagine! Parlaci di te, qualcosa che non sia già scritto sulle tue biografie ufficiali!

Ciao! beh che dire ho 19 anni e ho finito scuola quest’anno, vivo a Tarquinia un paese vicino Roma e suono da quando sono ragazzino, ho sempre trovato una via di scampo grazie alla musica e quindi ho sempre voluto renderla pubblica per chi avesse bisogno di una via d’uscita, come me.

Cosa significa per te essere un cantautore e quanto è difficile, al giorno d’oggi, farsi strada nel mercato musicale italiano?

Me la vivo molto tranquillamente in realtà, ovviamente ho voglia di spaccare e di sfogarmi, ma se non lo fai in primis per te a cosa serve? Appunto, essere cantautore è una mezza terapia per me, quando ti isoli e cerchi semplicemente di capire le tue emozioni e di raggrupparle sopra a qualche riga. Oramai farsi strada nel mercato musicale italiano non è affatto semplice, ci sono realtà fighissime che a mio parere meritano visibilità come tutte le altre, ma ora come ora tutti possono fare musica e trovare posti vuoti dove nessuno ha già messo piede è difficile.

Qual è il processo di composizione dei tuoi brani: scrivi prima il testo o la musica?

Dipende in realtà, certe volte anche mentre sono in giro mi appunto qualche frase sul telefono, detta da un amico o che mi viene in mente, o sennò parto quasi sempre dalla base, così riesco a dargli subito un mood e dirigermi con le parole.

Musica e social: quanto credi sia importante per un artista lavorare sulla propria immagine? Perché?

È super importante, ci sono artisti che già hanno un immagine senza nemmeno volerlo e vengono categorizzati come unici proprio grazie ad essa, poi alla fine la musica è un prodotto e ha bisogno di un buon visual per essere comprata.

Parlaci del tuo nuovo singolo “Fragile”. Da quale risultate dei tuoi ascolti del passato nasce questo brano?

Mi sono appassionato al pop punk fin da piccolo, quindi un po’ di influenze si sentono anche se durante gli ultimi anni ho spaziato molto tra i generi, appunto dal pop punk fino alla cara trap. Quando stavo scrivendo “Fragile” ascoltavo molto Iann Dior, l’indie italiano e i 5sos.

 Molto giovane, ma con le idee ben chiare nella testa. Come ti vedi tra venti anni?

Vivo e con un tetto sopra la testa mi andrebbe già più che bene ahaha, però la musica non la abbandonerei mai. Chi lo sa? Non si può far altro che aspettare.

Cosa fa Scicchi prima di salire sul palco?

Ancora non lo so, non avendo avuto l’occasione di suonare come Scicchi ma penso che mi berrò una birra insieme a una sigaretta!

Dopo questo singolo quali saranno i tuoi prossimi obiettivi, sogni nel cassetto?

Prossimi obiettivi far uscire più musica possibile, sogni nel cassetto fare live.

Scicchi, la nostra intervista termina qui, ma ti lascio ancora qualche riga per chiudere come preferisci. Grazie per il tuo tempo e a presto! Grazie mille!

Ciao a tutti.