Ceroli: “Prima ero inca*ato col mondo e scrivevo di protesta, ora lo sono ancora di più”

Ceroli scrive, canta e registra tutto da sé. Dopo l’esperienza rock come batterista dei Management del Dolore Post Operatorio, torna nella sua cameretta di Lanciano, la trasforma in una piccola sala di registrazione e inizia a mettere nero su bianco e nota dopo nota tutto ciò che ha da dire, in maniera intima e delicata.

Il suo lavoro è caratterizzato da una ricerca solitaria ed alienante di inedite soluzioni armoniche, di suoni netti e di frasi dirette, crude, semplici: “Le persone hanno i loro problemi, quelli che non ne hanno sono scemi”, “Marica, sta sempre ai viali a respirare gas, se dimagrisce ancora sparirà. Marica che piange forte dentro a un kebab, col vino in scatola si fracica, vorrebbe dare fuoco alla città e lo farà”.

Ceroli, benvenuto su Rifugio Musicale! Diamo inizio a questa intervista con un tuo ricordo: racconta ai lettori un aneddoto legato alla tua carriera musicale.

Proprio in questi ultimi giorni di febbraio, ma del 2020, ero in tour con i Management, facevo da spalla al loro show. Iniziavo io, salendo sul palco da solo con la mia chitarra… il pubblico era numeroso e tutti stretti tra di loro, soprattutto nelle prime file, attenti e curiosi ad ascoltare le mia performance di circa 15 minuti (le prime quattro canzoni che pubblicai) qualcuno conosceva le parole di “Marica” e “Matilda”… ecco semplicemente mi piacerebbe ripartire da lì.

Nel corso del tempo, quali sono state le variazioni principali subite dalla tua musica e quali sono gli album che hanno segnato e determinato la tua cultura e gusto musicale?

Prima ero inca*ato col mondo e scrivevo di protesta, ora lo sono ancora di più, ma non mi interessa quasi più niente… quindi scrivo di relazioni umane, sentimenti e storie, cose intime, che gli eventi socioculturalpolitici non possono scalfire.

Ascolto molte cose diverse. Un disco fondamentale è Harvest di Neil Young. Preferisco Lennon a McCartney, Damon Albarn ai Radiohead. Il mio preferito in assoluto è Chet Baker. Simpatizzo per Tyler the Creator.

«… già lo sappiamo tra un po’ ci lasciamo tanto vale dirti ancora una volta: ti amo». Questa frase tratta dal tuo nuovo singolo “Tre Giorni In Hangover”, mi ha particolarmente colpita. Quanto è difficile accettare la fine di una storia – perché è l’unica cosa che resta da fare – ma voler dire ancora “Ti amo”? Perché?

La fine di una storia non bisogna accettarla per forza, fa parte del passato, ma torna nel presente e serve da lezione. Luca Carboni scrive “le storie d’amore non finiscono mai”.

“… tanto vale dirti ancora una volta: ti amo”, in una canzone che non ancora pubblico scrivo “l’amore a volte può non bastare”, credo che l’amore sia solo una parte di una relazione. Quindi quel “ti amo” vuol salvare quanto di bello c’è stato, ma non è sufficiente a salvare tutto.

In quale periodo della tua vita hai scritto questa canzone e in che modo la musica è “la medicina dell’anima”?

Questa canzone l’ho scritta durante il primo lockdown insieme ad altri 7 brani che formeranno la tracklist del mio primo disco. È stato un periodo di riflessione, in cui ho messo in ordine i sentimenti e i frammenti di una lunga relazione.

Non riesco ad immaginare una giornata senza musica, figuriamoci una quarantena.

Cosa spaventa Ceroli? Quale è la sua più grande paura?

L’ignoranza e la morte. Contro la prima posso solo continuare a fare quello che sto facendo con i bambini dell’asilo in cui insegno. Contro la seconda posso solo impegnarmi a vivere al meglio, viaggiando, conoscendo, imparando, conservando sempre curiosità e fantasia.

Come continuerai a stupire i tuoi ascoltatori dopo “Tre Giorni In Hangover”?

A breve pubblicherò un disco, le 8 tracce di cui parlavo prima. È un disco che va ascoltato mentre si viaggia, oppure in cuffia, a letto, prima di addormentarsi.

Ceroli, la nostra intervista è giunta al termine ed io ti ringrazio per essere stato con noi. Saluta i lettori con una citazione o, se preferisci, con una frase tratta dalle tue canzoni! Grazie e a presto!!!

“Quasi sempre le cose che mettiamo su un podio quando cadono trovano un posto migliore…ma lasciano un vuoto nel cuore”.

Questa frase la trovate nella mia canzone “come fare l’amore con te”. È un invito a cambiare, ad andare avanti senza rinnegare il passato e imparare ad apprezzare anche il dolore.