Simone De Sena: “Cerco di inglobare ciò che sento e che stuzzica la mia attenzione”

È disponibile su tutti i digital stores “Cronache del dono e della maledizione”, l’album del violoncellista Simone De Sena, pubblicato dall’etichetta discografica Promu Label. Il progetto nasce dalla scommessa di concepire un “nuovo concetto di disco” per il mercato della musica classica, con l’obiettivo di aprirsi ad un nuovo pubblico, andando oltre i tradizionali schemi che il genere talvolta impone.

Un album di rottura, che fonde al suo interno diversi stili musicali, poesia, letteratura e ispirazioni cinematografiche: dalle più belle musiche per violoncello solo, di autori contemporanei come Giovanni Sollima, John Zorn, Mark Summer, all’elettronica del producer emergente Whitenoise28; dalle liriche dei rapper della scena underground romana Esdì e Lebby J, fino ai riferimenti dell’Inferno di Dante, nella nota interpretazione di Vittorio Gassman.

Simone De Sena, benvenuto su Rifugio Musicale! Cominciamo questa intervista con una rivelazione inedita: raccontaci qualcosa di te che non sia già nelle biografie ufficiali!

Ciao a tutti voi e grazie per il vostro invito!

Nelle biografie ufficiali non tutti sanno che, tutt’ oggi, sono il fantallenatore più titolato della lega Fantacalcio “Fantacherubini “, che è arrivata alla sesta edizione (sono detentore di ben 2 campionati, 2 coppe Muti e 2 coppe Carla). Siamo 12, 14 amici ogni anno a partecipare, ci siamo conosciuti tutti nell’Orchestra Cherubini di R. Muti e per noi il fantacalcio è questione di cuore. Purtroppo, quest’anno i miei giocatori non hanno reso come speravo e quindi sarà dura.

Raccontaci come funziona la tua ricerca di repertori da eseguire?

La mia ricerca inizia dalla mattina quando mi alzo e accendo la radio, fino a quando ho la mente attiva. Vengo affascinato sia dai suoni più disparati che la musica contemporanea possa concepire, sia dalle musiche più pop e commerciali che passano i media. Cerco di inglobare ciò che sento e che stuzzica la mia attenzione.

Quali sono i tre album che hanno segnato e lasciato un’impronta indelebile nel tuo percorso musicale? E quale quello che ti sarebbe piaciuto scrivere?

l primo album che voglio citare (tra l’altro è stato anche il primo album che mi hanno regalato) è “8 mile “di Eminem, un capolavoro che rimarrà sempre nel mio cuore e nei miei ricordi. Nel mio mondo, quello della musica classica, l’album delle “Quattro stagioni di Vivaldi “del violinista Daniele Orlando e dei Solisti Aquilani mi ha permesso di scoprire una nuova concezione di suono e ascoltarlo mi ha arricchito molto. Per concludere, ultimo, ma non ultimo, Ensi “Era tutto un sogno “di Tanta Roba Label. Ensi, scuola torinese, per me era ed è tutto oggi uno dei Maestri delle parole e penso di averlo ascoltato decine di volte in tutti i miei viaggi in macchina. L’album che invece avrei voluto registrare nell’ambito classico è senza dubbio quello del Maestro Jean-Guihen Queyras con i suoi concerti di Haydn per violoncello e orchestra e la Freiburger Barockorchester, (Harmonia Mundi) … è un cd pazzesco e lo consacra come uno dei migliori musicisti degli ultimi decenni, secondo me.  Lato Pop, avrei voluto scrivere “ Noi, loro, gli altri “ di Marracash perché è semplicemente perfetto, lui e tutto ciò che c’è intorno all’album , è perfetto.

Parlaci ora del tuo nuovo album “Cronache del dono e della maledizione”. Come nasce l’idea della collaborazione con il producer Whitenoise28 e i rappers Esdì e Lebby J?

“Cronache del dono e della maledizione“ è un messaggio di rottura verso qualsiasi tipo di schema o preconcetto esistente nel panorama del genere classico. Ho voluto inserire degli artisti underground per dare all’album un impatto più crudo, più attuale alle strade nelle quali viviamo e alle storie che sentiamo.

Un album che fonde musica classica all’urban: perché questa scelta? Cosa ti ha ispirato?

Mi piaceva l’idea di stare al centro dei due mondi e di creare questa terra di mezzo, che fondeva delle bellissime musiche per violoncello solo, insieme al flow dei rappers e al tappeto elettronico che ha creato Whitenoise. Ho immaginato questo disco come uno spettacolo dal carattere metropolitano, attuale ai giorni nostri, dove le parole del narratore e la musica si alternano fino all’ultimo brano, dando appunto vita alle cronache del dono e della maledizione.

Quanto ti senti parte dell’attuale panorama musicale di tendenza? C’è un momento storico preciso in cui avresti voluto vivere? Quale e perché?

Le tendenze negli ultimi tempi cambiano molto spesso, siamo nell’era dell’apparire ed è tutto molto veloce ed in evoluzione. Diciamo che in questo istante almeno 20 canzoni su 50 in classifica mi piacciono e quindi siamo in un buon momento!

Però non mi sento parte di nessun panorama musicale, studio e mi concentro su autori come Mozart e Bach e mi sento fortunato già così.

Un momento storico preciso in cui avrei voluto vivere?

Mi sarebbe piaciuto vivere al tempo della grande Roma, ma non quella calcistica, io sono un Laziale, quella del grande Impero Romano.

Quali saranno i tuoi prossimi passi?

Adesso qualche concerto con il mio gruppo d’archi e poi pensiamo con i ragazzi allo spettacolo, per questo album appena uscito.

Progetti per il futuro?

L’integrale delle sonate di un compositore italiano con il mio amico violinista Rocco Roggia, qualche giorno di vacanza e almeno il terzo posto del mio Lucca al Fantacherubini.

Simone De Sena, la nostra intervista è giunta al termine, ora puoi salutare i lettori come meglio preferisci… grazie per essere stato con noi e a presto!

Cari Lettori mi raccomando andate sui digital stores e cercate “Cronache del dono e della maledizione”, è il primo album per violoncello solo che racchiude musica rap, elettronica e teatro.

Presto saranno disponibili anche le copie fisiche!

Vi abbraccio

Simone