Il Maestrale: “A questo pessimismo non vi è rivoluzione, non vi è lotta, non vi è dialogo che tenga”

Il Maestrale fonde la musica pop rock ed elettronica con l’etnicità delle sonorità mediterranee: vi è una sorta di filo rosso che si lega alla tradizione, quella della Puglia, pur non rinunciando a girare il mondo con la musica, sperimentando sonorità diverse e che fanno ogni volta proprie. È così che Il Maestrale intende perseguire il proprio progetto, spingendosi sempre oltre anche nella ricerca di tipo testuale: non è raro ritrovare un pezzo ispirato ad un libro, un saggio, un mito greco od un passo biblico, come nel caso del primo singolo, Genesi.

Il Maestrale benvenuti su Rifugio Musicale! Iniziamo subito questa intervista con un vostro ricordo: raccontate ai lettori il più imbarazzante aneddoto successo durante il vostro percorso musicale!

Ciao a tutti, è un piacere per noi essere qui. Beh, diciamo che non ci mancano delle storie imbarazzanti. E non a caso, Paolo è sempre protagonista di tutte queste.

Siccome siamo agli esordi, vogliamo subito rovinarci il futuro con LA storia!

Questo inverno siamo partiti per Bologna, dovevamo vederci con delle persone per ultimare degli accordi. Abbiamo deciso di rimanere qualche giorno in più e farci un premio. Visitare la città! Andiamo a mangiare in un’ottima osteria in centro e, tra un bicchiere e mille porzioni di lasagne, eravamo in un bellissimo stato di allegria. Decidiamo di prendere un amaro per concludere il pranzo e incominciamo a scherzare tra di noi. Paolo prende la palla al balzo e incomincia a scherzare su qualcosa. Non riusciamo nemmeno a ricordare su cosa, sinceramente. Vabbè, per farla brevissima: fa una battuta e Simona scoppia a ridere come una pazza! Era in preda ad una ridarella assurda. Si accascia sul braccio di Paolo e, per il troppo ridere, gli vomita l’amaro sul braccio. Il personale non fu tanto felice di questo. La sera stessa ci vediamo con una nostra cara amica, nonché autrice di alcune canzoni del Maestrale. Ci prendiamo un calice di vino in un bellissimo anfiteatro e iniziamo a chiacchierare. Finito il lato serio, Paolo incomincia a fare uno dei suoi soliti show. Tra una battuta e l’altra, ce n’è una che colpisce Simona particolarmente. Mentre beveva. Quindi, prima sputa tutto il vino su Paolo (come nei migliori film americani) e dopo gli vomita addosso… di nuovo!

Paolo e Simona hanno deciso che non si fanno più battute quando si mangia o si beve.

La domanda nasce spontanea: chi sono Il Maestrale e di chi è stata l’idea di questo progetto?

Il Maestrale si connota come un collettivo composto prima di tutto da amici. Alessandra aveva il suo progetto solista all’interno del quale veniva accompagnata da Dario alla chitarra e da Simona al basso. Simona era agli esordi del suo progetto solista dove Paolo suonava come batterista. Nelle sere di luglio era capitato diverse volte che noi cinque ci fossimo ritrovati seduti ad un pub a parlare di musica. Piano piano, ci siamo resi conto di quanto le nostre visioni, per quante talvolta diverse, fossero in un certo senso complementari. Unirci è stata la cosa più naturale che potessimo fare. Non c’è stato un patto scritto, siamo stati trascinati dal vento e dalla voglia di suonare.

Quali sono gli artisti che hanno orientato e suggestionato maggiormente la vostra musica?

Quelli a cui facciamo tanto riferimento sono sicuramente: I Beatles, Colapesce, I Hate My Village, Franco Battiato, Radiohead, Nu Genea, Avishai Cohen, Carmen Consoli, Tony Allen, Radiodervish. Questi sono tutti artisti che hanno un filo conduttore: lo sperimentalismo. Questa musica è stata di grande ispirazione per tutti noi del Maestrale per osservare la musica da una prospettiva più ampia.

«E questa terra che mi sta appresso ma non sta vicino a me» cantate nel vostro brano di esordio “Genesi”. Che ruolo ha il vostro luogo di origine, la Puglia, nella vostra musica?

Quando ci si riferisce alla Terra, s’intende il pianeta nella sua generalità; questa è l’espressione di un disagio esistenziale che noi uomini siamo portati a patire in qualsivoglia luogo. Tuttavia, in particolare, può essere riferito alla nostra amara terra, citando Domenico Modugno. Terra nella quale è un rischio metterci le radici nelle quali potresti rimanere imprigionato a vita, ma è altrettanto triste fuggire da essa scappando da ciò che si è. Possiamo dire che, all’interno del Maestrale, ci sono membri che hanno deciso di optare per la prima ed altri per la seconda. Questo perché, secondo noi, non c’è un modo di comportarsi più giusto. Riteniamo solo che, le nostre tradizioni siano un qualcosa da portare insieme a noi in qualunque posto ci troveremo. Non siamo troppo legati alla materialità della Puglia, quanto a quello che ci ha dato, ci dà e ci continuerà a dare.

Rassegnazione o pessimismo cosmico? Quali sono state le fasi di scrittura di questo brano? Chi ha scritto la musica e chi le parole?

“Genesi” è stata scritta da Simona Valenzano, bassista del progetto, durante una sera di quarantena nella primavera del 2020. “All’epoca ero solo una bambina, e forse lo sono anche adesso. Ero solo molto risoluta nell’individuare una nuova prospettiva nelle cose. Mi sono imbattuta in uno dei libri più letti durante la mia infanzia. Uno di quei libri che, se vivi in Italia, per mere ragioni geografiche e sociologiche, hai letto almeno una volta.” Non chiamerei “Genesi” una canzone di rassegnazione, certamente è espressione di un disagio esistenziale che si riversa in una dimensione pessimista. A questo pessimismo, però, non vi è rivoluzione, non vi è lotta, non vi è dialogo che tenga.
“Rinuncio a tutto, se tutto questo mi porta al dolore.

Ma, diciamocelo chiaramente, quale potere abbiamo noi sulla nostra stessa indole?

Chi siamo noi per cambiare le sorti dell’umanità?

Perché continuiamo a fare tanto male e, imperterriti, perseveriamo in una disinvolta danza che ci dà la sensazione di non essere responsabili.

Ebbene, siamo responsabili di tutto questo male. Su questo non si può controbattere. Ma forse questo discorso è solo un cane che si morde la coda: fine a sé stesso.

Non ho niente da dire, adesso io non lo so.”

Parliamo di progetti futuri: cosa dobbiamo aspettarci dopo questo singolo? Come stupirete il vostro pubblico?

Dai prossimi singoli aspettatevi tutto il possibile: la cosa che ci piace di questo nostro collettivo è che non abbiamo un’unica e sola anima. Suoniamo e cantiamo tutto ciò di cui sentiamo l’esigenza di dover parlare. Arriveranno cose belle e speriamo di stupire voi come noi ci stupiamo ogni giorno di quello che insieme riusciamo a tirare fuori, qualsiasi cosa sia.

Il Maestrale siamo giunti al momento dei saluti. Vi ringraziamo per il tempo passato insieme, ora il finale spetta a voi: salutate i lettori con una citazione o una frase tratta dalle vostre canzoni! Ciao e a presto!

Ciao a tutti, grazie per aver ascoltato “Genesi”. Ringraziamo Rifugio Musicale per averci concesso questo spazio.

Segui il vento, Segui il Maestrale.

https://open.spotify.com/track/56Dd6BheZaEZAHiTBCCSdo?si=6ed7c8ac109b49ef