CorradoRe: “Il cantautorato può avere una responsabilità: mostrare un atto creativo sincero, senza filtri”

Corrado Recchia, in arte Re, nasce a Roma il 22 giugno 1976. Laureato in Fisica, vive in maremma dal 2007. Musicista poliedrico, da anni attivo in concerti e spettacoli che lo vedono impegnato in più fronti: nel suo lavoro cantautorale, in un progetto di musica folk, in una compagnia di teatro-canzone e in una di teatro di figura.

Ciao, CorradoRe! Benvenuto su Rifugio Musicale. Diamo inizio a questa intervista con un aneddoto legato alla tua carriera musicale. Raccontaci qualcosa di te che ancora nessuno conosce!

Ciao Rifugio Musicale, be’ vediamo, mi sento un cantautore di iper-nicchia quindi non credo siano molti a conoscermi. Credo che anche chi mi segue a volte resti spiazzato dallo scoprire che faccio parte di progetti molto disparati tra loro. Il comun denominatore è la musica ma chi conosce la mia musica può stupirsi nel ritrovarmi come musicista commentatore di uno spettacolo di figura per bambini, oppure in un progetto di teatrocanzone o in una festa di paese a cantare con un gruppo folk. In tutte queste vesti sono comunque CorradoRe che propone brani e musiche originali oltre eventuali cover prese qui e là.

Parliamo delle tue influenze musicali. Quando hai cominciato a muovere i primi passi nel mondo della musica? Ricordi la tua prima canzone?

Sono del ’76. Ho iniziato a studiare pianoforte classico a 10 anni e negli anni 90 ho preso in mano la chitarra proprio perché il formato canzone mi permetteva di cantare. Difficile trovare un pianoforte in casa degli amici e la chitarra ha reso possibile condividere la mia passione per la musica ed esternarla ovunque, nonostante la mia timidezza. La prima canzone che ho scritto è arrivata molto presto, con un giro di accordi molto semplice e credo si intitolasse “Ecco tutto”. Quello che non riuscivo a dire per timidezza riuscivo però a cantarlo. Ero un “balbuziente emotivo” e se cantavo riuscivo ad esprimermi senza censure.

Quale è, secondo te, il ruolo del cantautore nella nostra società e cosa lo rende tale, degno di questo nome?

Apprezzo la ricerca, la spinta alla creatività, al nuovo e alla sincerità. La canzone non deve raccontare banalità e nemmeno la superficialità. Posso scrivere una canzone d’amore ma se sono sincero con me stesso cercherò di farlo in maniera non banale e sincera. Anzi, se sono attento e autocritico posso rendermi conto di una eventuale banalità e non proporla affatto o correggerla. In questo mi faccio aiutare anche dai musicisti con cui suono di cui ho grande stima (i pezzi che propongo loro sono già passati al vaglio della mia autocritica). Mi pare già molto superficiale la società in cui viviamo, i cantautori possono evitare di ribadire la banalità nell’atto creativo che di creativo non ha nulla se ripropone la stessa minestra e con parole non sincere.

Mi piace quindi l’idea di un cantautorato aggiornato, nella ricerca dei suoni ma anche delle parole e nei concetti che si vogliono esprimere. Diceva Capossela: i cantautori cantano quello che vivono. Ecco, non c’è bisogno di fingersi qualcun altro per cantare un’immagine fittizia di sé.

Oggi apparire è un valore, non per me. Il cantautorato può avere una responsabilità: mostrare un atto creativo sincero, senza filtri.

Parliamo del tuo ultimo singolo “Attimi”. Secondo la tua esperienza, quanto è importante nella vita “cogliere l’attimo”? Ci sono dei momenti in cui ti sei pentito di non averlo fatto?

Cogliere l’attimo per me significa evitare i rimpianti e per farlo serve conoscersi a fondo perché si può confondere il cogliere l’attimo con un banale “ogni lasciata è persa”. Ho sicuramente perso degli attimi ma non mi riferisco solo a eventuali treni su cui non sono salito, quella è stata una scelta. Piuttosto mi riferisco agli attimi a me cari che non sono riuscito a fermare nella mia testa. Tuttavia, io sono il risultato di quegli attimi che tutti insieme hanno costruito il film della mia vita. La canzone è un susseguirsi di immagini, attimi impressi nella mente, suoni e odori.

È un brano che mi emoziona suonare e ascoltare. Carnale direi.

La più grande paura di CorradoRe?

L’uomo Corrado teme per i suoi figli di aver apparecchiato un mondo alla rovescia. Io e tutti i miei contemporanei.

L’artista CorradoRe non ha molte paure, bensì progetti e orizzonti. Mi piace spostare l’asticella sempre più in alto. Non ho aspettative e prendo tutto quel che arriva. La musica è vita.

E a proposito di futuro, nuovi singoli in arrivo? Live in vista?

“Attimi” è il singolo ma anche il nome di un ep a cui appartiene. Ci sono altre 5 canzoni da far ascoltare e il prossimo singolo uscirà a settembre. L’ep è stato registrato all’OrtoStudio di Francesco Gatti con i miei amici musicisti Puca Jeronimo Rojas Beccaglia, Michelangelo e Nicola Merli. Sono entusiasta del risultato e non vedo l’ora di far uscire altri pezzi. Stiamo preparando uno spettacolo per l’autunno. Ci testeremo a fine agosto giocando in casa, nella fantastica cornice di Pitigliano (GR) nell’ambito di un festival.

CorradoRe siamo arrivati ai saluti, ma lascio a te l’ultima parola: saluta i nostri lettori con una delle tue citazioni preferite! Ti ringrazio per essere stato con noi e a presto!!!

Ultimamente son tornati di prepotenza i CSI tra i miei ascolti: “È densamente spopolata la felicità” è una loro frase. A me piace pensare che la musica sia una meravigliosa terra da abitare dove essere felici.

Grazie per l’intervista e un abbraccio ai lettori del blog.