Pagoda: “Non mi sento parte dell’attuale panorama musicale, sono totalmente fuori moda”

Pagoda, pseudonimo di Giacomo Asti, cantautore di Parma. Nel 2019, dopo anni trascorsi ad ascoltare dischi e a suonare stabilmente nei locali della propria città, decide di assecondare la propria indole per la scrittura, iniziando a comporre canzoni in italiano. Nell’estate del 2021 entra in studio per lavorare al suo primo album. L’8 ottobre dello stesso anno esce il suo primo singolo, “Madeleine”, accompagnato da un video diretto da Michele Delmont e. Pochi giorni dopo ha l’onore di aprire il concerto di Steve Wynn (storico leader dei Dream Syndicate) a Parma. Nei mesi successivi escono altri due singoli, “In un modo o nell’altro” e “San Lorenzo”. Il 18 febbraio 2022, esce il disco: “Amerigo Hotel”.

Ciao Pagoda, benvenuto su Rifugio Musicale! Raccontaci un po’ di te, un aneddoto imbarazzate che non dimenticherai mai!

Un classicone. Atterrati a Tokyo dopo 12 ore di volo, i miei amici, che avevano viaggiato qualche fila davanti a me, mi raggiunsero e mi chiesero come fosse andato il volo. Io avevo la febbre (era pre-Covid, bei tempi) e soffrivo l’aereo, ma l’aspetto più fastidioso del volo era stata la mia vicina di sedile (che io ero certo fosse francese) così risposi: “tutto bene, dai, l’aereo non ha neanche ballato tanto, peccato per questa rompi co*****i qua di fianco che ha passato dodici ore a mettermi le mani in faccia e pestarmi i piedi mentre faceva il suo c***o di stretching… una noia assurda… e poi continuava a tirare fuori dallo zaino formaggi e succhi puzzolenti… che palle!” – finito il mio rant, la donna si voltò verso di me, sorrise e con una pronuncia impeccabile mi disse: “ti auguro una buona permanenza in Giappone”… Che donna di classe, mi fece sentire un perfetto idiota con un’eleganza invidiabile.

Come prendono forma le tue canzoni? C’è un momento della giornata o un luogo in particolare che prediligi per scrivere?

Prendono forma tutte in maniera diversa, alcune richiedono una lunga lavorazione, altre in un giorno o due sono finite e poi vanno solo limate. Generalmente scrivo più volentieri i testi al mattino e le musiche al pomeriggio, mentre di notte mi vengono solo piccoli frammenti di parole o melodie, che devo salvare prontamente sul cellulare, altrimenti il giorno dopo chi se le ricorda? La maggior parte delle musiche le scrivo sul letto, non necessariamente quello della casa in cui abito, mi basta solo che ci siano un letto e la chitarra. I testi, invece, li scrivo praticamente ovunque e in qualsiasi contesto.

Quanto il tuo luogo di origine, pensi abbiamo influenzato la tua musica, i tuoi pensieri e il tuo stile di vita…?

Questa è una bellissima domanda, a cui temo di non poter rispondere in maniera esaustiva in poche righe. Detto questo, to cut a long story short, sono certo che il luogo in cui sono nato abbia influenzato enormemente la mia musica, i miei pensieri e il mio stile di vita.

Quanto ti senti parte dell’attuale panorama musicale di tendenza? C’è un momento storico preciso in cui avresti voluto vivere? Quale e perché?

Non mi sento affatto parte dell’attuale panorama musicale di tendenza, sono totalmente fuori moda, ma, come diceva Elvis Costello in una sua canzone “will you still love a man out of time?”. Se parliamo di vita in generale sono contento di vivere in questo momento storico, che, per quanto sia incasinato, mi sembra comunque migliore di quelli che lo hanno preceduto. Se parliamo di musica, invece, dico un decennio qualsiasi tra gli anni ‘50 e gli anni ‘90, perché c’erano più rispetto e attenzione per la musica e i musicisti.

Parlaci ora dell’album “Amerigo Hotel”, tua ultima fatica discografica. C’è un brano a cui sei particolarmente legato? Cosa significa per te?

“Amerigo Hotel” è il mio disco di debutto e ha iniziato a prendere forma (inconsapevolmente) alla fine del 2019, prima che la pandemia arrivasse in Italia. Dopo aver trascorso i primi due lockdown a scrivere, mi resi conto di aver abbastanza materiale per tre dischi molto diversi tra loro e il primo è diventato “Amerigo Hotel”, quello che provvisoriamente chiamavo “l’album dei ritornelli” per via della sua vena pop e catchy. La canzone a cui sono più legato è “In un modo o nell’altro”, un pezzo terapeutico, molto profondo e di cui sono molto orgoglioso.

Stai già lavorando a nuovi brani da proporre in futuro? Vuoi darci qualche anticipazione?

Ho tante idee per la testa. L’anno prossimo mi piacerebbe pubblicare una canzone che ho presentato al mio ultimo live ed è piaciuta molto e un EP di pezzi che ho scritto nelle ultime settimane. 

Pagoda, siamo arrivati ai saluti, ma il finale spetta a te. Saluta i nostri lettori con una frase per te importante! Ti ringrazio per essere stato con noi e a presto!!!

Grazie mille a voi, è stato un piacere! Un saluto a tutti i lettori di Rifugio Musicale e… “non c’è linguaggio senza inganno”.