Barriera: “Una certa solitudine può significare libertà”

Barriera è il sogno lucido di Valerio Casanova, musicista, autore e filmmaker casertano, in esilio nel sud est di Roma. Canta di solitudini e di separazioni, muovendosi in un universo nostalgico e a tratti ironico. Il suo primo EP Abbandonarsi, prodotto da Blindur, esce nel 2020 per l’etichetta Wires records. Nel 2022 viene selezionato per partecipare alle selezioni di Musicultura. A settembre dello stesso anno ritorna con Dovehomessomiopadre?, una graffiante distopia pop alla Black Mirror. Singolo che anticipa il suo primo album in uscita con Il Piccio Records, il brano è prodotto ancora da Blindur e da Stefanelli.
Il mondo attorno a Barriera è un mondo in conflitto, intrappolato nella ragnatela delle grandi città e stretto nella morsa dei dispositivi digitali. Per sopravvivere, e per trovare qualcuno che gli assomigli, Barriera ha scelto di fare musica. Gli amori difficili e il disagio mentale, due argomenti che si trovano spesso nei suoi brani, prendono il volo grazie ai tanti synth rarefatti che guardano al cantautorato indie romano, all’elettronica glitch e all’alt pop internazionale.

Ciao Barriera e benvenuto su Rifugio Musicale! Rompiamo subito il ghiaccio: prova a descriverti con tre aggettivi e spiegateci il perché!

Hey. “Intenso”. Non mi spaventano i sentimenti forti che mi attraversano. È così nella vita ed è una cosa che provo a trasportare nelle mie canzoni. “Ironico”. Perché tutta questa intensità va gestita in qualche modo. Il mio ultimo singolo, “Dovehomessomiopadre?”, forse è il brano più ironico che io abbia mai scritto. “Virtuale”. Perché nell’ultimo periodo non sono così sicuro di avere ancora un corpo. O comunque a volte vorrei abbandonarlo da qualche parte e perdermi nella rete.

Momento rivelazione: quale è il luogo più strano dove ti è capitato di scrivere canzoni?

Una volta, parecchio tempo fa, ho scritto una canzone su Animal Crossing. E sì, vale come luogo, e no, non entrerò nei dettagli di questa stranissima storia.

Quali sono gli artisti e/o le band che non possono mai mancare nelle tue playlist musicali?

Negli ultimi anni in tutte le mie playlist credo ci sia stato Stromae, perché alla fine, tra gli artisti che adoro, è quello che riesce sempre ad adattarsi a qualsiasi mood. Poi ti direi Oklou, un’artista francese che ho scoperto da poco (scrive in inglese, e credo viva a Londra). Qualsiasi cosa esca dal suo universo, sembra essere lo scenario di un sogno che è insieme molto caldo ma anche gelido. Infine ti dico Giovanni Truppi, mentendo forse un po’, perché la realtà è che le sue canzoni per me hanno un impatto così forte che non riesco più ad ascoltarle in tutte le situazione: devo tutelarmi.

Parlaci ora del tuo ultimo singolo “Dovehomessomiopadre?”. C’è un episodio in particolare della serie Black Mirror che ti ha ispirato?

“Dovehomessomiopadre?” parla di questo mio grande vuoto, il rapporto con mio padre, e nella canzone mi immagino di colmarlo trasferendo la sua anima per sempre in uno smartphone. Credo che abbia giocato un ruolo il ricordo dell’episodio di Black Mirror “Torna da me”, in cui una persona muore, e la sua compagna replica la sua personalità in un bot (in quel caso anche in carne e ossa). Era più una reminiscenza però, perché il riferimento più diretto è invece un’app che esiste davvero, e che ti permette di parlare con un bot che ti fa da coach piscologico, e che naturalmente diventa sempre più “intelligente” mano a mano che chatti con lui. Insomma, la realtà è già abbastanza inquietante da sola.

Quanto è vero, secondo te, che solitudine vuol dire libertà?

Una certa solitudine può significare libertà, mi viene in mente quella che cantava De André in Anime Salve. Di sicuro la solitudine che provo a raccontare io ha più a che fare con la schiavitù. È la solitudine come costrizione, la solitudine dell’abbandonato e dello sradicato. È una solitudine in cui le altre persone sono sempre presenti, o come ombre – e in quel caso spesso ci si ritrova “soli insieme” – o come fantasmi, figure che non ci sono più ma hanno lasciato una traccia, curve nella memoria.

Giochiamo: Prova ad attribuire un colore alla tua musica.

Il blu, dalle sue tonalità profonde alle note più acide del blu elettrico.

Ora svelaci quali sono i tuoi piani per il futuro: live in vista? C’è un pubblico di riferimento a cui ti senti particolarmente legato?

L’altro giorno pensavo che sto facendo tutto questo per trovare persone che mi assomiglino, per provare a radunare occhi e orecchie simili alle mie. Alla fine si tratta sempre di battere la solitudine. Ecco, non so se questo può essere definito un pubblico, ma sono queste le persone che vorrei mi ascoltassero. Spero lo potranno fare presto a un live! Abbiamo messo su un mini set, e non vediamo l’ora di suonare dal vivo. Seguitemi su Instagram per aggiornamenti, anche perché a brevissimo uscirà altra musica.

Prima di salutarci, vuoi aggiungere qualcosa? Barriera, ti ringrazio per questa chiacchierata e a presto!!!

Aggiungo solo un grande grazie, a te e a Rifugio Musicale. Ciao (☞ ͡° ͜ʖ ͡°)☞.