Matteo Sica: “Raggiungere la fama è più importante di fare arte da trasmettere”

Matteo Sica, definito dalla critica musicale il “PopPoeta”, fuori il 7 ottobre con il nuovo singolo “Occhi Catarifrangenti”, in cui il cantautore rappresenta una storia d’amore come le vignette di un fumetto, ogni frase è un’immagine ed il frame di un film. Un po’ quel che ci resta dentro ad ogni storia che viviamo, quel momento che si fissa nella nostra memoria e che rimane a seguirci nel nostro destino.

Ciao Matteo Sica, benvenuto su Rifugio Musicale! Raccontaci un po’ di te, qualcosa di divertente e stravagante magari accaduto in qualche tua performance!

Ciao! È un piacere per me essere qui. Che ti racconto di me? Beh sono un giovane cantautore romano e tra le esperienze che mi hanno formato c’è stato il contest di Radio Deejay che ho vinto nel 2018 ed altre situazioni che mi hanno reso l’artista che sono oggi. Attualmente ho pubblicato il mio primo EP dal titolo “Nel paese dei balocchi” ed altri singoli che ne stanno anticipando il secondo. Sono una persona tendenzialmente solare e socievole (anche se dai testi non sembra), che ama però anche i momenti di solitudine, quelli che mi permettono di incontrare me stesso e di esprimermi attraverso l’arte. La cosa più divertente accaduta durante una performance è stata la faccia da meme (hai presente tipo quella del tipo della security del Love Mi che girava quest’estate?) che ho fatto durante un live di qualche anno fa. Stavo suonando con i miei musicisti, la mia versione di “Poetica” di Cesare Cremonini e, improvvisamente, mi cadde la tastiera sui piedi.  Lì per lì in realtà ero preoccupatissimo, perché era una Nord Stage che mi era stata data in prestito per il live, per cui temevo di aver recato qualche danno, per il resto “Show must go on”, ma vedere il pubblico ridere per la faccia che ho fatto e rivedermi attraverso il video e le foto degli amici e presenti è stato molto divertente e ci abbiamo riso per giorni.  

Come prendono forma le tue canzoni? C’è un momento della giornata o un luogo in particolare che prediligi per scrivere?

Mah… in realtà non seguo uno schema fisso. L’unica costante è il luogo in cui scrivo. La maggior parte delle mie canzoni (se non quasi tutte) sono nate dentro la mia cameretta. Il “quando” non mi è dato saperlo, arrivano come l’amore, quando meno te lo aspetti.

Quanto ti senti parte dell’attuale panorama musicale di tendenza? C’è un momento storico preciso in cui avresti voluto vivere? Quale e perché?

Ho risposto spesso ultimamente a questa domanda e cui so rispondere parzialmente. Mi spiego: sto cercando di sviluppare uno stile mio anche se comunque rientrando nel mondo pop con contaminazioni Urban e forse anche un po’ indie. Mi piace dare delle sensazioni poetiche e sono decisamente in controtendenza rispetto all’abuso di parole e frasi diciamo poco edificanti. Lo faccio sia perché non mi piace e anche perché vorrei poter cantare i miei brani anche tra 30 anni senza sentirmi inadeguato. Inoltre, preferisco scrivere, più che di amori carnali, delle sensazioni delle varie fasi dell’amore. Diciamo che sono di tendenza per un gruppo specifico di persone che mi seguono anche da altre parti del mondo. Riguardo, invece al periodo storico… eh… penso che il web, più dei talent a volte, ha dato la possibilità a tantissime persone di esprimersi. Da un certo punto di vista è giusto che tutti abbiano le stesse opportunità di emergere, dall’altro chiunque si può svegliare e decidere di fare musica, senza magari aver suonato mai nulla fino al giorno prima, o scritto nulla. Da ciò emerge una quantità spropositata di prodotti finali, la cui maggior parte risultano essere la copia spudorata di qualcosa che già c’è, perché raggiungere la fama è più importante di fare arte da trasmettere. Forse tornerei al periodo subito antecedente all’era dello streaming, dove tutto era un po’ più sano.

Parliamo ora del nuovo e infuocato singolo “Occhi Catarifrangenti”. In questo brano hai unito cantautorato, cinema e il disegno a fumetti: cosa significa per te fare arte e che ruolo ha l’Amore in tutto questo?

“Occhi Catarifrangenti” è nata per caso, quasi senza che me ne accorgessi. Sono entrato in un loop per cui ho scritto tutto di getto, sono partito da un punto e ho finito senza capire cosa fosse accaduto nel mentre. “Occhi Catarifrangenti” risalta l’importanza dello sguardo, in particolar modo del ruolo che quest’ultimo ha nel colpo di fulmine, nell’amore a prima vista. Del resto a chi almeno una volta nella vita non è capitato di essere rapiti da uno sguardo, su un treno o per strada? Più precisamente “Occhi Catarifrangenti” è la potenza dello sguardo, specchio dell’anima e rivelatore.

Cosa fai solitamente prima di salire sul palco? C’è un rito in particolare a cui non puoi proprio rinunciare?

Mah, prima di salire in realtà prendo tutto come viene, cerco di restare concentrato. Un rito che non può mancare è il cornetto post evento: tappa d’obbligo!

Ora svelaci quali sono i tuoi piani per il futuro: live in vista? C’è un pubblico di riferimento a cui ti senti particolarmente legato?

Piani per il futuro, sicuro la pubblicazione del secondo EP (manca davvero poco) e poi la voglia di tornare live; solo il fatto di immaginarmi a suonare “Occhi Catarifrangenti” sul palco con la band, mi gasa da morire. Il mio pubblico spero che sia fatto di persone che continueranno a seguirmi negli anni, non voglio fare il botto e poi sparire. 

Matteo Sica, siamo arrivati ai saluti, ma il finale spetta a te. Saluta i nostri lettori con una frase per te importante! Ti ringrazio per essere stato con noi e a presto!!!

Non sottovalutare mai un sognatore, ci ha provato il cielo infinito e si è ritrovato cosparso di stelle.

Grazie e a presto!