Gionta: “I sentimenti ci rendono esseri evoluti”

Antonio Francesco Daga (in arte Gionta) nasce a Sassari il 20 gennaio 1995 e vive in una piccola frazione della cittadina di Alghero. Inizia a cantare sin da bambino e ad esibirsi dai 12 anni circa con alcune band hard rock locali. Nel 2019 parte il suo progetto solista con lo pseudonimo Antonio F ed esce con l’EP “Space Monkeys” dove la voce è assoluta protagonista con il vocal looping e l’utilizzo di una loopstation. Nel 2021 con il nome d’arte Gionta continua con il suo nuovo album “Eyes of a desperate soul” dove la voce è sempre protagonista tramite il vocal looping, ma al progetto vengono aggiunte sonorità elettroniche, new wave e rock, con la fondamentale produzione di Matyah (Mattia Uldanck) e le importanti collaborazioni di Federico Morittu al basso e Antonio Fortunato alla chitarra.
Nel 2022 pubblica l’EP “Madri, Figlie e Spiriti Stanchi” con la collaborazione di Roberto Gabrielli. Collabora attualmente, e ha collaborato, con diverse realtà musicali nazionali e internazionali per produzioni dance/pop/alternative.

Gionta benvenuto su Rifugio Musicale! Raccontaci di te: nella vita di tutti i giorni, oltre a scrivere e cantare canzoni, qual è la cosa che più ti fa sentire un cantautore?

Ciao! Grazie a voi per l’invito! Ciò che nella vita di tutti i giorni mi fa sentire cantautore è la sensibilità. L’empatia verso le persone e tutto ciò che ci circonda. Trovo che lo spirito di osservazione sia fondamentale per attivare gli stimoli giusti che portano poi alla scrittura e a tutto ciò che ne consegue.

Parlaci del tuo nuovo progetto “Madri, Figlie e Spiriti Stanchi”. L’Amore come Fede o Amore come Rito?

L’amore è un’energia universale, potente come il Karma, se non di più. Potrebbe davvero essere entrambe le cose! “Madri, Figlie e Spiriti Stanchi” è stato scritto, composto e registrato ad Alghero da me con la produzione di Roberto Gabrielli. Ci sono tantissime parti corali ed in loop che ormai contraddistinguono le mie produzioni e sonorità electro-pop. Il nome prende spunto dalla preghiera: “Padre, Figlio e Spirito Santo” della fede cristiana (pur non essendo un credente il nome che ho scelto rappresenta molto della mia storia e della mia provenienza familiare e sociale). Racconta l’amore in ogni suo aspetto: quello affettivo, quello carnale, quello empatico. Racconta però anche della malinconia, delle illusioni e conseguenti delusioni che questo può portare. L’epoca nella quale viviamo è stancante e i nostri spiriti sono soprattutto stanchi.

L’EP racconta, dunque, anche di come le proiezioni mentali, figlie, appunto dei nostri “Spiriti Stanchi” sopracitati, influiscano sulla nostra vita e sul nostro modo di pensare. 

Quale è la più grande paura di Gionta?

Gionta come artista è in realtà molto sereno. La più grande paura della persona che sta dietro l’artista Gionta (cioè io, Antonio) è forse quella di rimanere da solo. Attenzione, la solitudine non mi spaventa, tutt’altro. Mi spaventa però cadere nell’oblio. Mi spaventa credere che le nostre esistenze, alla fine di tutto, non siano servite a nulla. Mi spaventa il caso… Mi spaventa moltissimo l’eventualità che la mia piccola esistenza finisca per non lasciare nessun ricordo nel mondo. Se non nel mondo intero, almeno nella mia piccola realtà. Mi spaventano un sacco di cose che sono davvero troppo più grandi del pensiero umano. In realtà non so neanche perché io abbia questo tipo di paure (fate finta di riuscire a vedermi sorridere mentre scrivo queste cose)!

«Un po’ come l’amore, la musica non è una cosa seria, ma è tutto ciò che conta»: quanto sei d’accordo con questo pensiero e che ruolo ha questa forma d’arte nella tua vita?

La musica per me è sinonimo di salvezza. L’animo umano ha bisogno d’arte e di bellezza. La società nella quale viviamo si è sempre più chiusa in uno pseudo-guscio di terrore/orrore e brutte notizie. Siamo tutti un pochino stanchi… Qui entrano in gioco l’arte e le passioni che ci tengono vivi. Quindi, si! Sono estremamente d’accordo con il fatto che la musica e l’amore non debbano essere cose prese troppo seriamente (in modo da riuscire ad evitarci lo stress che ne deriverebbe) e che al contempo siano però un qualcosa con enorme importanza. I sentimenti ci rendono esseri evoluti.

Cosa non può mai mancare nelle tue canzoni e cosa ti fa capire che un pezzo è veramente maturo?

Nei miei brani non può assolutamente mancare il divertimento che provo nel “giocare” con la mia voce e le melodie che ne posso ottenere. Sono ormai la mia “firma” artistica. Quando riesco a commuovermi per un mio pezzo e a sentire che il messaggio morale che voglio trasmettere con le mie canzoni ed i miei testi mi arriva dritto come un pugno allo stomaco, significa che ci siamo e che il pezzo è maturo.

Ora giochiamo: prova ad attribuire un colore alla tua musica!

Essendo sinestetico questa domanda mi piace particolarmente! Nel corso del tempo e delle mie produzioni, nulla è stato lasciato al caso. I colori delle copertine che sceglievo per i miei album sono gli stessi che le canzoni mi comunicavano: i miei primi due lavori (Space Monkeys ed Eyes of a desperate soul) avevano dei colori bucolici come, ad esempio, varie tonalità di verde oppure i colori del grano e della terra. L’ultimo singolo (’84 Nightmare Vibes) pubblicato prima dell’ultimo EP aveva dei colori grigio/neri o comunque molto cupi proprio perché la canzone raccontava di sensazioni “oscure”. Il mio ultimo EP “Madri, Figlie e Spiriti Stanchi” ha invece delle tonalità rosa/fuxia perché comunica leggerezza, dolcezza, malinconia (anche rabbia, ma sempre nella più dolce delle sue accezioni: la delusione malinconica). Devo dire che i miei ultimi ascolti sono infatti tutti tendenti al rosa/fuxia. Sicuramente sono stato influenzato anche da questi.

Gionta, ti ringrazio per la chiacchierata. Ora puoi salutare i lettori come preferisci: spazio alla fantasia!!! A presto!!!!

Innanzitutto, ringrazio te Giulia, ringrazio tutti voi e mando un abbraccio gigantesco a tutti i lettori di Rifugio Musicale. Sono stato felicissimo di rispondere a queste domande e mi sono molto divertito nel farlo! Spero possiate ascoltare tanta musica nella vostra vita e che questa aumenti la vostra empatia ed i vostri sentimenti e passioni. Mi auguro vi possa piacere il mio ultimo lavoro discografico e, a prescindere da ciò, auguro a tutti voi lettori il meglio possibile.

 Gionta