Wasabi: “Vogliamo evolvere, crescere, ramificarci, come dei rampicanti affamati di musica!”

“Noi siamo wasabi, una radice made in Rome difficile da mandare giù eppure purificante”.
Così intendono la loro musica, che passa per il dolore per arrivare al benessere, facendo muovere il corpo e liberando l’anima. Lexie vuole graffiare col suo basso acido e prorompente, Simo vuole far scatenare con la sua batteria scintillante e decisa, Claire vuole trasportare in un’altra dimensione con il suo synth etereo e malinconico. Le loro canzoni nascono da situazioni vissute ma trasformate, che prendono le emozioni da immagini, persone e le rendono altro ancora. Dalle iniziali note di un pianoforte, tutto si realizza grazie all’elettricità e all’energia del ritmo, per poi unirsi a parole che derivano direttamente dalla parte latente dei loro sogni.

Wasabi, benvenute su Rifugio Musicale! Raccontateci un po’ di voi: ricordate il vostro primo incontro? E le prime ‘prove’ insieme?

Ciao! Noi due (Lexie e Maddie) ci siamo conosciute nel 2016 perché suonavamo insieme per un altro progetto. Nel 2019, in una serata a Largo Venue in cui suonavamo nell’altra band, conosciamo Claire, che è lì da solista. Ci siamo subito piaciute e nel 2020, in pieno lockdown, ci è tornata in mente Claire e abbiamo detto: “Perché non contattiamo quella ragazza con l’ukulele e facciamo una band noi tre?”. Così il 31/05/2020 ci siamo viste in una sala prove, con una formazione e un sound ancora da capire, con radici e ascolti diversi. Quello che abbiamo capito subito, però, è che volevamo dar vita a qualcosa di unico, di nostro, unendo le antitesi per generare una nuova sintesi. Claire ha ben presto abbandonato l’ukulele per dedicarsi alle tastiere MIDI, in ricerca costante di suoni che lei definisce “galattici”, Lexie ha riempito il sound inserendo una serie di pedali volti a dare un effetto più acido e graffiante, mentre Maddie, dopo un’iniziale idea di <<musica leggerissima>> -che ha avuto vita corta -, ha dato sfogo al suo lato carico di rock.

Ancora oggi il corpo delle donne è ricoperto di pregiudizi, stigmatizzazioni e significati che ostacolano la ricerca della felicità. Da giovani donne e artiste, cosa significa per voi essere felice?

Per fortuna oggi ci sono sempre più ragazze e donne nel mondo della musica, ed è sempre più normale vedere musiciste nelle band, ma quando abbiamo cominciato individualmente non era affatto così! Ci è capitato spesso di sentir sminuire delle musiciste solamente per il fatto di essere donne, ancor prima di sentirle esibire, e questa è una cosa che ci ha sempre messo tristezza e provocato anche una profonda, famelica rabbia. Per noi, in un mondo ideale e necessariamente realizzabile, il fatto di essere tre donne in una band non dovrebbe essere motivo di stupore o curiosità, ma dovrebbero esserlo la nostra musica e le nostre idee, esattamente come accade per una band al maschile o eterogenea.

Parlateci del nuovissimo singolo “Verde”, un brano che unisce lo spirito punk dei suoni distorti ed elettronici alle sonorità synth pop-rock. Come nasce l’idea di unire un colore alla musica? Spiegateci il motivo della scelta!

“Verde” nasce a pochissimi mesi dal nostro primo incontro: è il secondo brano che abbiamo scritto insieme, ed è quello dal quale ci siamo mosse poi per costruire il nostro intero sound. Come gli altri brani inediti, “Verde” ha origine da un’idea di Claire (voce e tastiere MIDI), che si trova a canticchiare una melodia in macchina in modo apparentemente insensato. Il brano prende una prima vera forma con una base di pianoforte e voce, e poi viene arrangiata e arricchita in sala prove con basso distorto, batteria decisa e infine con synth dalle sonorità spaziali. Il verde rappresenta indubbiamente la speranza, ma in questo caso c’è una dicotomia, ovvero la necessità di aggrapparsi ad essa ed essere salvati. Per fare un’analogia, Verde è prendere una medicina sapendo che sarà un placebo, eppure ingoiare lo stesso.

Ora parliamo di tempo. Come vi vedete tra qualche anno e quale è la più grande aspirazione delle Wasabi?

Fa sempre un po’ paura parlare di futuro, ma in questo momento in cui finalmente stiamo facendo girare la nostra musica, ci sentiamo positive e piene di energie. Nei prossimi anni speriamo di riuscire ad arrivare a più persone e pianeti possibili e di trasmettere efficacemente ciò che la nostra musica ci porterà a creare. La nostra più grande aspirazione sarebbe poter condividere il palco con alcuni degli artisti che ci hanno più indirizzate nella creazione del nostro sound: restando in Italia pensiamo sicuramente a Verdena, Sick Tamburo, Ministri nonché Nada, per noi grande icona di riferimento, mentre oltremanica Royal Blood e Muse sono senza dubbio tra le band di maggior ispirazione per noi. A volte capita però che un’idea musicale ci venga prendendo spunto da ascolti molto lontani dal nostro sound. Basta un incipit, un impulso, o addirittura un concetto purché abbia la forma di suono e la libertà di una parola che, come per una magia cosmica, si crea una scintilla e da essa una canzone.

Sempre a proposito di futuro, come continuerete a stupire i vostri ascoltatori? Quali saranno i vostri prossimi passi?

A brevissimo uscirà il videoclip di “Verde”, che speriamo piacerà perché ci rappresenta moltissimo e, spoiler alert, mostra piccoli scorci della nostra bellissima città. Il singolo anticipa un EP di cinque brani che uscirà nel 2023 e del quale siamo contentissime, registrato al VDSS Recording Studio di Ceprano (FR) da Filippo Strang, che non ringrazieremo mai abbastanza per averci capite a pieno, a volte anche senza bisogno di parole. E poi naturalmente ci saranno diversi appuntamenti live, a partire dal 4 novembre al Wishlist con Barberini e il 5 novembre allo Spartaco con One More Hey e Persimale. Ovviamente le nostre instancabili tre teste stanno già viaggiando su nuove orbite che ci stanno permettendo di creare nuove canzoni. Vogliamo evolvere, crescere, ramificarci, come dei rampicanti affamati di musica!

Wasabi, vi ringrazio per questa chiacchierata. La nostra intervista è giunta al termine, ma l’ultima parola va a voi per aggiungere ciò che preferite: spazio alla fantasia!

Ispirandoci all’immenso Battisti, “In un mondo che prigioniero è, il mio canto libero…”

Sono io.

La musica, insieme all’arte tutta, è la più grande forma di espressione ed esprimersi vuol dire essere liberi.

Siate liberi, siate musica, siate arte, siate il vostro stesso canto.