Antonio “Rigo” Righetti: “L’arte è comunicazione, la musica è un discorso, un rapporto di curiosità e suggestione”

Dopo l’acclamato disco strumentale “Profondo Basso” un nuovo progetto principalmente basso-centrico che si chiama “Sounds It Never Ends” arriva in digitale. Il progetto nasce con la precisa volontà di affermare qualcosa di nuovo in ambito strumentale con al centro una particolare attenzione per il basso elettrico. La suggestione principale è stata l’ossessione dell’inventore Guglielmo Marconi per il “suono”, una ricerca che il geniale inventore ha concentrato negli ultimi anni della sua vita, quando una sua convinzione lo portò a teorizzare, senza effettivamente riuscire a dimostrarlo, come il suono non abbia mai fine e che, con i mezzi adatti per raccoglierlo, potremmo sentire qualsiasi suono sia mai stato emesso sulla terra, ad esempio il Discorso della Montagna del Messia. Il progetto si fa notare per la concisione e imprevedibilità. L’idea del “suono che non muore mai” si può definire una splendida utopia, come un sogno, e proprio come un sogno è il mestiere del musicista, un sogno da hippie come quello che anima il fare musica di Neil Young, ma che male può fare sognare? L’essere umano ribadisce la sua grandezza nella capacità onirica.

Ciao Antonio “Rigo” Righetti, benvenuto su Rifugio Musicale! Raccontaci un po’ di te, qualcosa di divertente e stravagante magari accaduto in qualche tua performance!

Forse è qualcosa che ci è successo quando accompagnavamo musicalmente Ligabue, al ritorno verso l’Emilia da Firenze, sul furgone, abbiamo accolto un autostoppista che stava cercando un passaggio di notte, pioveva a dirotto così l’abbiamo caricato, quando gli abbiamo chiesto come mai fosse in cerca di un passaggio di notte così e lui ci ha detto che era andato a vedere un concerto e aveva perso il passaggio di ritorno. Alla nostra domanda rispetto a quale concerto avesse visto, lui candidamente ha risposto: Ligabue. Da lì in avanti la conversazione ha preso una piega surreale. Ha pure detto che gli era piaciuto il gruppo.

Come prendono forma le tue canzoni? C’è un momento della giornata o un luogo in particolare che prediligi per scrivere?

No, scrivo ovunque e in qualsiasi momento, trovo molto comodo il registratore del mio cellulare, è lì che appunto idee di basso o giri di accordi o melodie che poi sviluppo.

Quanto ti senti parte dell’attuale panorama musicale di tendenza? C’è un momento storico preciso in cui avresti voluto vivere? Quale e perché?

Dal punto di vista musicale mi sento parte di una corrente che trova maggior sfogo in America, mi piace tanto quello che sta facendo con la sua etichetta Dan Auerbach dei Black Keys, ultimamente ha pubblicato diversi dischi che hanno sonorità molto belle. All’estero, anche generi cosidetti di nicchia o non mainstream trovano un loro sfogo e vengono seguiti, fuori dalla logica esclusiva del genere che può funzionare.

Parliamo ora del nuovo progetto basso-centrico “Sounds It Never Ends”. Il sogno come grandezza e ricchezza dell’essere umano: cosa significa per te fare arte e in particolar modo fare il musicista?

Fondamentalmente? Comunicare, l’Arte è comunicazione, la Musica è discorso, rapporto di curiosità, suggestione. Credo di aver la fortuna di lavorare col medium più potente e misterioso di tutti, questa corrente di vibrazioni col potere di cambiare la vita delle persone. A me l’ha cambiata e lo continua a fare: è una specie di enorme infinito videogioco.

Cosa fai solitamente prima di salire sul palco? C’è un rito in particolare a cui non puoi proprio rinunciare?

Mi metto in connessione col respiro, sincronizzando la mia respirazione col battito del cuore che passa nelle arterie del collo. Serve a farci capire che siamo delle vere “bone machine” come ricorda Tom Waits.

Ora svelaci quali sono i tuoi piani per il futuro: live in vista? C’è un pubblico di riferimento a cui ti senti particolarmente legato?

Certo, i music lovers, quelli che amano le frequenze, soprattutto basso e non possono farne a meno!

Antonio “Rigo” Righetti, siamo arrivati ai saluti, ma il finale spetta a te. Saluta i nostri lettori con una frase per te importante! Ti ringrazio per essere stato con noi e a presto!!!

Vi dico di continuare a seguire il groove, ballare e cantare!

Keep rocking!